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Il padre d’Italia

Sono stati a scuola, ne sono usciti, hanno ascoltato lezioni, letto libri e manuali, subito interrogazioni e svolto compiti. I nostri nuovi blogger hanno tra i 18 e i 20 anni, e una gran voglia di condividere con i lettori i loro sguardi "al cuore della letteratura". Oggi Davide Rubino ci consiglia di vedere insieme il film Il padre d'Italia.

Un film composto, profondo e ben girato racconta il viaggio come ricerca di senso e apertura all’altro. Una proposta di visione della pellicola Il padre d’Italia, di Fabio Mollo, con Luca Marinelli e Isabella Ragonese.
 

Paolo e Mia

Paolo ha trent’anni, lavora in un negozio a Torino e si è appena sottratto a una relazione di otto anni in quanto timoroso della vita, della normalità che il suo fidanzato desiderava (il matrimonio, i figli, la famiglia…) ma che lui, cresciuto in un orfanotrofio, non ha mai conosciuto e da cui è terrorizzato anche in quanto omosessuale. Mia, al contrario, sembra che con Paolo abbia in comune soltanto l’età: è una ragazza apparentemente spensierata, ha avuto diversi amanti, apprezza la vita e ciò che questa ha da offrire.

Una sera, alla ricerca dell’ex fidanzato in una dark room, Paolo incontra Mia, che gli sviene tra le braccia: senza un soldo, sola e incinta, lui la ospita a casa sua per una notte.

Il giorno dopo i due cominciano un viaggio attraverso l’Italia e attraverso se stessi: per Mia, si tratta di un viaggio alla ricerca del padre e di un padre per la bambina che porta in grembo; per Paolo, di un viaggio di evasione dalla monotonia del lavoro e dall’insofferenza della sua condizione sentimentale; per entrambi, un viaggio di apertura all’altro. Tale percorso di apertura, fino a Roma non ancora intrapreso, inizia al sud, in particolare lungo le caotiche strade di Napoli, e finisce in Calabria, dove Paolo può finalmente conoscere l’asfissiante, ipocrita e astioso mondo da cui proviene Mia e i motivi per cui è scappata. Paolo e Mia, dunque, non condividono soltanto l’età: sono entrambi dei reietti, a loro modo abbandonati dagli amici, dagli amanti, dalla famiglia.

L’apertura all’altro, che in Calabria diventa quasi simbiosi, rappresenta quindi una sorta di controreazione a tale abbandono, e questa relazione simbiotica fornisce a entrambi il coraggio di muoversi liberamente in paese, noncuranti di quegli sguardi paralizzanti che gli autoctoni meridionali istintivamente lanciano ai forestieri.

Fughe e scandali

La peculiarità del film risiede nell’accurata descrizione tanto dell’apparentemente affollato e aperto milieu torinese quanto della Calabria, una regione tanto bella quanto preda, nella visione del regista, di pregiudizi atavici e dalla quale è necessario fuggire per non soccombere all’omologazione, alla noia, alla repressione, per poter indossare giacconi luccicanti raffiguranti la Madonna senza creare scandalo, dalla quale è necessario fuggire se si è un Paolo o una Mia…

Ma non è forse un’immagine che suggerisce di guardar meglio a tutta l’Italia, a tutti i piccoli paesi e le grandi città che, fingendo accoglienza, liberalità, occasioni di scambio di fondo le negano e riducono la parola scambiata al silenzio, trasformano la libera ricerca del senso e dell’espressione, della condivisione spesso necessaria e della solitudine ristorante in momenti ugualmente inaccessibili e superflui?

L'ultima parola alla scuola

Il film vanta attori del calibro di Luca Marinelli (vincitore di un David di Donatello nel 2016 nella categoria ‘Miglior attore non protagonista’ per Lo chiamavano Jeeg Robot) e di Isabella Ragonese (il ruolo di Mia le ha fatto conquistare un Globo d’oro), che il regista calabrese Fabio Mollo, allievo di Paolo Sorrentino, dirige in maniera perfetta in un film che non può essere genericamente racchiuso nelle definizioni di road movie o di film LGBT, in quanto si tratta più semplicemente, come dice il regista stesso, del racconto di "un modo di amare assoluto che nasce fra due personaggi che all'inizio non si conoscono e intraprendono un viaggio insieme, è un amore che significa solidarietà, empatia, superamento delle barriere, scambio".

Tuttavia, nonostante la fama degli attori e la competenza del regista, Il padre d’Italia è stato distribuito in pochissime sale cinematografiche ed ha ottenuto anche una pessima copertura mediatica. Forse l’ultima parola spetta alla scuola: perché non proporre la visione del film in classe e discuterne i contenuti insieme?