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Quest'arte sublime e un po' cialtrona: il teatro. Intervista a Luca Scarlini
Luca Scarlini è saggista, drammaturgo, storyteller in scena. Insegna all’Accademia di Brera e in altre istituzioni italiane e straniere; collabora con numerosi teatri e festival in Italia e all’estero, oltre che con Radio3 Rai, e ha realizzato workshop teatrali con le scuole. Tra i suoi libri: La musa inquietante, Equivoci e miraggi, D’Annunzio a Little Italy, Lustrini per il regno dei cieli.
 
L'abbiamo incontrato al nostro convegno "Sguardi al Cuore della Letteratura", dove ha tenuto un entusiasmante intervento sulle opportunità che il teatro offre agli insegnanti di letteratura, per coinvolgere i ragazzi e avvicinarli ai testi.
 
Ecco cosa ci ha raccontato.
 
Alcune scuole propongono, fortunatamente, corsi di teatro. Come crede che andrebbero impostati per aiutare i ragazzi a entrare "al cuore della letteratura"?
 
Secondo me, i corsi di teatro a scuola dovrebbero partire dalle basi, cioè dalla lettura ravvicinata del testo teatrale, cosa in realtà molto difficile, che spesso non si sa fare neanche all’università: il corso di letteratura teatrale nell’università italiana non prevede un’analisi approfondita dei testi. Il teatro non è una scrittura come la narrativa o la poesia; ha i suoi codici, i suoi canoni. Partirei proprio, quindi, dall’analisi del testo: per esempio, da una scena di Goldoni, autore di straordinaria forza, che tutti i ragazzi adorano. Inizialmente si oppongono, ritenendolo un autore “vecchio", ma una volta entrati nel testo si accorgono che parla di persone vere, di interessi economici, di amori disperati, di ambizioni ridicole, o di smanie per essere quello che non si è: tutte pulsioni molto forti anche nella società di oggi.
 
Tre romanzi che le hanno cambiato la vita a 18 anni e che l’hanno portata a fare questo lavoro.
 
 A 18 anni I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil, più tardi Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio e quello che Alice vi trovò di Lewis Carrol; poi Senilità di Italo Svevo.
 
Un episodio particolarmente ben riuscito di adattamento teatrale a scuola di un classico.
 
 Senz’altro un lavoro sui Promessi Sposi resi come musical rock gotico della durata di 12 minuti, con tutti i personaggi e tutte le storie.
 
Se la classe fosse un palcoscenico, quale grande personaggio teatrale dovrebbe essere il professore di letteratura?
 
Secondo me il personaggio giusto potrebbe essere Molière, perché il teatro è un’arte sublime ma anche cialtrona. Molière era anche un comico dell’arte, che andava in giro per le province francesi con il piattino, senza ritenersi un dio sceso in terra. Spesso una persona che scrive sembra possedere, solo per questo motivo, chissà quale autorità... gli scrittori sono esseri umani come tutti gli altri. I teatranti, quando sono bravi, sanno comunicare questa sorta di nomadismo profondo, questa polvere che ci si deposita sulle scarpe e sui vestiti, che ci rende forse un po’ meno sacri e un po’ più affini al mondo.