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Quali sono i libri sul Novecento che gli studenti della classe quinta dovrebbero assolutamente leggere?

Naturalmente a questa una domanda è impossibile rispondere. Essa lancia però una sfida giusta, che accetto senza pretendere di fornire un canone, che sarebbe comunque insoddisfacente alla luce delle tante facce di un Novecento segnato da una pluralità di eventi importanti. 

Quello che posso fare è piuttosto offrire una discussione ragionata di argomenti e quindi di titoli che sarebbe opportuno leggere, e far leggere, e non solo e non tanto agli studenti. L’idea è quella di fornire così un panorama di opere “importanti” nella speranza di aiutare i docenti a impostare degli approfondimenti di grande interesse o a ritagliare dei percorsi, anche modificabili nel tempo, che combinino sguardi e prospettive che sarebbe necessario avere tutti presenti, anche se so bene che ciò non è possibile nemmeno allo storico di mestiere.
Libri, mi si chiede, e di libri parlerò, ma non bisogna dimenticare che sul Novecento abbiamo per fortuna a disposizione, e spesso liberamente su youtube, anche bellissimi film, documentari di alto livello (penso per esempio alla serie sulla storia della guerra fredda preparata dalla CNN o a quella sulla American Experience della PBS, ma anche alle buone produzioni RAI del passato), materiali d’epoca di grande impatto visivo, fotografie e raccolte di documenti, anch’esse spesso consultabili online.


Una grandissima ricchezza, dunque, purtroppo “macchiata” in Italia dal fatto che essa è in buona parte non tradotta, un problema che si ripresenta anche nel caso dei libri: l’interesse dei lettori, degli intellettuali e anche degli storici italiani ha fatto sì che libri fondamentali su esperienze centrali del Novecento – cinesi, indiane, africane ecc. – non siano stati purtroppo pubblicati in italiano, con un danno grave agli orizzonti culturali del nostro paese e alla nostra capacità di leggere il mondo in cui viviamo.
Per fortuna i romanzi si traducono di più, e quindi nel campo della letteratura il danno è minore. Segnalerò inoltre lo stesso dei titoli di una mia lista ideale, anche quando essi non sono editi in Italia. Lo farò perché è importante capire che comprendere il Novecento restando in un’Europa al massimo allargata all’America settentrionale, e spesso privata della sua parte orientale, è davvero impossibile. L’Italia, l’Europa, e l’Occidente non vanno certo abbandonati, anche perché sono al centro della nostra storia e della nostra cultura, ma quello passato è stato anche il secolo della decolonizzazione, delle tragedie e poi dell’incredibile boom cinese, del fondamentalismo islamico come del “risveglio” (un termine naturalmente inadeguato) indiano e del mondo africano. Dimenticarlo rende se non ciechi certo molto miopi.

Limitandosi ai libri penso sia utile seguire tre piste diverse, ancorché naturalmente intrecciate: quella delle autobiografie e delle memorie, che pur con qualche precauzione ci permettono di entrare direttamente in contatto col secolo così come esso fu vissuto da suoi protagonisti più o meno importanti; quella della letteratura, che è stata talvolta capace di illuminare un’epoca in modo più vivo e realistico di tanti libri di storia; e quella dei libri di storia veri e propri, che nei casi migliori forniscono impianti interpretativi che permettono di capire. Essi sono però talvolta porte di ingresso al passato più faticose delle prime due anche perché – e proprio nei casi migliori – più intellettualmente dense e alte.

Cominciando dalle autobiografie, si può entrare nel Novecento attraverso le memorie dello scrittore Stefan Zweig che ne Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo (Mondadori) ci racconta l’Europa apparentemente sicura padrona del mondo dei decenni precedenti quella prima guerra mondiale con cui iniziò il suo suicidio. Sull’esperienza della guerra di trincea è ancora illuminante, specie per uno studente, Un anno sull’altipiano (Einaudi) di Emilio Lussu, mentre le Memorie di un rivoluzionario (e/o) di Victor Serge costituiscono una delle più avvincenti testimonianze sulle grandi speranze suscitate dal socialismo nella prima metà del secolo e sulle tragedie legate ai tentativi di realizzarlo.
Non è stato invece purtroppo tradotto in italiano The Education of a True Believer di Lev Kopelev, un giovane comunista costretto al ripensamento dalle terribili esperienze dello stalinismo, ma con Il mio paese. Ricordi autobiografici (Il Mulino) Dino Grandi, uno dei più importanti dirigenti del fascismo e poi uno degli organizzatori del voto che portò alla caduta di Mussolini nel luglio del 1943, ci porta dentro le passioni e le esperienze che spinsero un nazionalista italiano ad abbracciare nel primo dopoguerra la soluzione fascista e poi lentamente a elaborarne una critica. Il cavallo e la torre e Questo Novecento (Einaudi) di Vittorio Foa, che al fascismo si oppose e fu poi a lungo un leader del sindacato e del socialismo italiani, ci portano invece nel mondo vivo di una sinistra critica e attenta alle trasformazioni del mondo. Nelle tragedie legate alla costruzione del socialismo in Urss ci fanno entrare invece le memorie di Nikita Chruščëv (Kruscev ricorda, Sugar editore, ma occorrerebbe vedere l’edizione molto più ampia venuta alla luce dopo il 1991), tra le più interessanti e importanti dello scorso secolo.
La ricchissima memorialistica americana è purtroppo da noi poco conosciuta, ma se dovessi indicare un titolo eterodosso citerei l’autobiografia del grande regista greco-americano Elia Kazan, A Life, che ci porta nel mondo degli intellettuali americani di sinistra durante il New Deal, e poi dentro Hollywood e il grande cinema, ma sempre a diretto contatto con la politica. Kazan, direttore di film fondamentali, pur rimanendo uomo di sinistra scelse infatti di militare negli anni Cinquanta contro il comunismo e testimoniò, senza pentirsene, contro i suoi ex colleghi, da cui fu ostracizzato. In Italia purtroppo le autobiografie sono un genere più raro e di minor successo, ma alcune, anche se poco lette, ci aprono prospettive inedite sulla straordinaria storia del nostro miracolo economico e della sua crisi: penso per esempio alle Memorie, 1943-1970 di Mariano Rumor (Editrice veneta) sull’esperienza democristiana, o ai Cinquant’anni di vita italiana (Laterza) dell’ex governatore della Banca d’Italia Guido Carli, che della nostra vita economica occupò a lungo il centro.
Con la sua Autobiografia (Feltrinelli) Jawaharlal Nehru ci porta invece dentro l’India britannica e la lotta per la sua indipendenza, mentre le interessantissime memorie del medico personale di Mao Zedong, Li Zishui, The Life of Chairman Mao, ci aprono le porte della gestione e della tragedia del Grande balzo in avanti prima, e della Rivoluzione culturale poi. Con il Lungo cammino verso la libertà, la autobiografia di Nelson Mandela (Feltrinelli) entriamo invece nel Sud Africa dell’apartheid e nella lotta per la sua liberazione, così come con There Was a Country: A Personal History of Biafra, le memorie di Chinhua Achebe, uno dei più grandi scrittori africani, vediamo uno dei più aspri conflitti dell’Africa post-coloniale, culminato nella carestia usata dalla Nigeria per sconfiggere il tentativo indipendentista degli Igbo, da cui nacquero importanti organizzazioni umanitarie, come “Medici senza frontiere”. E se purtroppo di Michail Gorbačëv sono stati tradotti tanti libri secondari, ma non le importanti Memoirs, che aiutano a capire il tracollo dell’Urss, abbiamo per fortuna in italiano quelle, altrettanto illuminanti, di Aleksandr Jakovlev, La Russia. Il vortice della memoria e Memoria e avvenire della Russia (Spirali), e abbiamo Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (Bompiani) del premio Nobel Svetlana Aleksievič.
È quest’ultimo un libro costruito su e con testimonianze, che occupa un territorio a metà tra memorialistica e letteratura dove si situano anche libri bellissimi e importanti per capire le tragedie del Novecento come Tutto scorre (Adelphi) di Vasilij Grossman, sulla collettivizzazione e la carestia in Unione sovietica, e i notissimi ma non per questo meno fondamentali Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati (Einaudi) di Primo Levi, sui campi di sterminio nazisti.

Arriviamo così ai grandi romanzi del e sul Novecento, spesso portati – con più o meno successo – al cinema. Anche qui si può aprire con uno sguardo diverso sui conflitti nazionali, etnici e religiosi che percorrevano il nostro continente all’inizio del Ventesimo secolo, per esempio attraverso i bei romanzi di Israel Singer, da noi meno famoso, ma forse più bravo, del fratello Isaac, premiato col Nobel, come I fratelli Ashkenazi (Bollati Boringhieri). Queste tensioni esploderanno con la prima guerra mondiale e la guerra civile nell’ex impero russo, su cui vale sempre la pena di leggere il Dottor Zhivago di Boris Pasternak, ma anche il più breve La guardia bianca di Michail Bulgakov (entrambi di Feltrinelli), che pare fosse tra i libri preferiti di Stalin e ci lascia intravedere anche il conflitto russo-ucraino. Un classico della letteratura sul lavoro forzato in Urss sono i crudi Racconti della Kolyma di Varlam Šalamov (Einaudi), mentre sulla lettura occidentale sul totalitarismo ci sono i famosi, ma non per questo meno belli, romanzi di George Orwell, 1984 e La fattoria degli animali (Mondadori). Meno conosciuti in Italia, ma non meno importanti per la letteratura distopica sul Novecento nonché per la loro influenza sul libertarismo americano, sono i romanzi di Ayn Rand, da uno dei quali, Noi vivi (Corbaccio), fu tratto un film importante dell’epoca fascista.
Allo scontro spaventoso tra i due grandi "totalitarismi" del Ventesimo secolo, e quindi al cuore del secondo conflitto mondiale, è dedicato il bellissimo Vita e destino (Adelphi) del già ricordato Grossman, un romanzo che resta forse il libro più importante su quella guerra. Dell’esperienza italiana della sconfitta e della resistenza ci parlano invece Centomila gavette di ghiaccio (Mursia) di Giulio Bedeschi e I piccoli maestri (Rizzoli) di Luigi Meneghello.
In Pastorale americana (Einaudi) Philip Roth da una lettura amara, vera quanto parziale, di quello che è per definizione il secolo americano, un secolo che però, a partire dai suoi ultimi due decenni, ha visto emergere la nuova Cina di Deng Xiaoping e l’India, apertasi al mondo poco più tardi. La storia dei terribili decenni che precedono le grandi riforme che rianimarono la prima è riflessa ne I cigni selvatici. Tre figlie della Cina (Longanesi) di Jung Chang, mentre in Le rane (Einaudi) Mo Yan racconta le sofferenze causate dalla politica del figlio unico, il volto disumano di quelle riforme socio-economiche alle quali con la strage di Tienanmen del 1989, oggetto di Pechino è in coma (Feltrinelli) di Ma Jian, fu impedito di aprirsi alla politica e alla cultura. Con Il palazzo degli specchi (Neri Pozza) Amitav Ghosh ci porta invece nel Novecento indiano, birmano e bengalese, mentre torniamo all’Africa, e in particolare alle drammatiche vicende della Nigeria dopo l’indipendenza, con l’autobiografico Sul far del giorno (Frassinelli) del premio Nobel Wole Soyinka, e col già menzionato Chinua Achebe, di cui sono stati tradotti romanzi importanti sull’esperienza coloniale e postcoloniale come Le cose crollano (La nave di Teseo) e Un uomo del popolo (Jaca Book).

Finisco coi libri di storia veri e propri, cominciando con le grandi opere in più volumi che un contestato protagonista del Novecento, Winston Churchill, ha dedicato alla prima e alla seconda guerra mondiale, ricostruite in pagine potenti che vale ancora assolutamente la pena di avvicinare (Crisi mondiale e grande guerra, 1911-1922, Il Saggiatore, e La seconda guerra mondiale, Mondadori). In Italia Renzo De Felice ci ha dato di Mussolini e poi sempre più, attraverso la sua biografia, del fascismo, una storia di grande qualità (Einaudi), e il suo allievo Emilio Gentile ha raccontato ne La grande Italia (Laterza) le illusioni e i miti del nazionalismo italiano. Ian Kershaw ha fatto in Hitler (Bompiani) forse il miglior ritratto del dittatore nazista, mentre tra i tanti, grandi libri sull’Olocausto si può cominciare da Lo sterminio degli ebrei. Un genocidio (Einaudi) di David Bloxham, che ha invece dedicato al genocidio armeno Il «grande gioco» del genocidio. Imperialismo, nazionalismo e lo sterminio degli armeni ottomani (Utet). Chi scrive ha provato in L’Urss di Lenin e Stalin (Il Mulino) a ricostruire i primi decenni del potere sovietico, la cui politica repressiva Oleg Chlevnjuk ha raccontato in Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al grande terrore (Einaudi), la cui documentazione lascia intravedere la grande stagione storiografica aperta nel 1991 dal crollo dell’Unione sovietica e dalla parziale apertura di suoi archivi. 

In Terre di sangue. L’Europa nella morsa di Hitler e Stalin (Rizzoli) Timothy Snyder ha ricostruito quel che ora sappiamo sui terribili avvenimenti che ebbero luogo nella gran parte d’Europa compresa tra Russia e Germania, mentre con la sua Storia della guerra fredda. L’ultimo conflitto per l’Europa (Einaudi) Federico Romero ha portato in Italia i frutti di un’altra, grande stagione di ricerca, anch’essa in larga parte permessa dall’apertura degli archivi dei paesi ex socialisti. Tony Judt ha fatto in  Postwar. La nostra storia, 1945-2005 (Laterza) la storia dei fantastici decenni quasi miracolosamente seguiti nel nostro continente alle tragedie di cui abbiamo appena parlato, decenni sfociati in una crisi di cui ho provato con Giuliano Amato a spiegare le ragioni nel nostro paese in Grandi illusioni. Ragionando sull’Italia (Il Mulino).
Come ho già detto, i libri più importanti sulla Cina del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale, come per esempio i tre volumi di Roderick MacFarquhar su The Origins of the Cultural Revolution e Tombstone: The Great Famine di Yang Jisheng, oppure sull’India indipendente, come India after Gandhi di Ramachandra Guha, non sono stati purtroppo pubblicati in italiano.

Sull’Islam contemporaneo esistono in traduzione alcuni libri importanti di Gilles Kepel, come Il profeta e il faraone (Laterza), ma non opere come L’Échec de l’Islam politique di Olivier Roy. È perciò spesso necessario fare riferimento a storie generali, il che è purtroppo vero anche per gli Stati Uniti, su cui la migliore opera disponibile nel nostro paese resta l’ormai invecchiata Storia degli Stati Uniti (Bompiani) di Maldwyn Jones, e a maggior ragione per l'Africa, su cui ci si può affidare a Africa: la storia ritrovata (Carocci) di Gian Paolo Calchi Novati e Pierluigi Valsecchi.

Sarebbe naturalmente facilissimo arricchire questo elenco con decine e forse centinaia di altri libri di indiscutibile valore, ma spero che esso basti a dare un’idea della varietà dei temi che sarebbe giusto affrontare e delle pluralità degli approcci ad essi, nonché a fornire una guida utile per districarsi in un Novecento che protagonisti, letterati e storici hanno contribuito a illuminare.
Andrea Graziosi

Il professor Graziosi ogni settimana risponderà a una domanda di storia dei nostri lettori. Scrivi nei commenti la tua.

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