LETTERATURA

GIUSEPPE IANNACCONE SPIEGA PERCHÉ LEGGERE LEOPARDI
Pessimista, sfortunato, gobbo: sono i tre aggettivi con cui spesso è stato liquidato Giacomo Leopardi. E invece, prima di essere uno dei più straordinari poeti di tutti i tempi, è stato un “giovane favoloso” (per citare il film di Mario Martone del 2014) affamato di vita e di amore, di parole e di carezze, un giovane alimentato da qualcosa che spesso a noi manca: la passione, e il coraggio necessario per inseguirla. Lo annota lui stesso il 1° agosto 1820 sullo Zibaldone: «Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto né possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, a sdegnare la nullità e la monotonia». Parole che non dimostrano affatto i loro 200 anni sulle spalle, vero? Giuseppe Iannaccone presenta questo gigante della letteratura che ci insegna prima di tutto, come ha scritto lo scrittore Alessandro D’Avenia, “l’arte di essere fragili” e appassionati. Per saperne di più, puoi leggere il volumetto Leopardi di Vola alta parola o le pp. 882-1111 del Tesoro della letteratura 2.

Perché leggere Leopardi. Con Giuseppe Iannaccone, autore dei manuali di letteratura Giunti T.V.P. - Treccani from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: GIACOMO LEOPARDI, A SILVIA
Teresa Fattorini, figlia di un cocchiere, morta di tisi nel 1818: ecco chi era nelle sue spoglie mortali, la Silvia che Giacomo Leopardi ricorda nel pieno del suo fulgore, mentre «lieta e pensosa» (vale a dire con entusiasmo, ma anche con una certa paura e fragilità) si arrampica sul muro del futuro (“salivi” è anagramma del nome poetico, lo avevi notato?). Come scrive Alessandro D’Avenia, «la giovinezza è l’infinito fatto carne»: la promessa dell’avvenire, però, è spenta da una fine precoce che spazza le illusioni e ci lascia a fare i conti con il dolore. Anche questo è poesia: trovare le parole per dare forma a questo dolore e guardarlo in volto. Giuseppe Iannaccone ci guida nella lettura di questo canto disperato che parla di una fine, ma che al tempo stesso la aggira facendosi immortale. Puoi seguire il testo scaricando qui il pdf oppure andando a p. 120 del volume dedicato a Leopardi di Vola alta parola o a p. 959 del Tesoro della letteratura 2.

Giacomo Leopardi, A Silvia - Videolezione di Giuseppe iannaccone from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: CORRENTI LETTERARIE DEL SECONDO OTTOCENTO - LA SCAPIGLIATURA
In bilico tra sogni giovanili e intemperanze ribelli, gli Scapigliati – che traggono il loro nome da un romanzo di Cletto Arrighi – mostrano nelle loro opere i turbamenti sociali, culturali e politici di un’età di passaggio, al crocevia tra Romanticismo, Verismo e Decadentismo. Sono i creatori di un’arte febbrile ed entusiasta, che rappresenta storicamente un efficace tentativo di “sprovincializzare” la letteratura italiana: come ci spiega Giuseppe Iannaccone in questa “lezione in pillole”, essi di fatto costituiscono un primo esempio, sia pure contraddittorio, di moderna avanguardia. Per saperne di più, puoi leggere le pp. 88-129 di Vola alta parola 5 o le pp. 82-107 del Tesoro della letteratura 3.

La Scapigliatura from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: CORRENTI LETTERARIE DEL SECONDO OTTOCENTO - NATURALISMO E VERISMO
Sotto l’influenza del Positivismo, in Francia e in Italia si afferma una tendenza della narrativa a raccontare la contemporaneità in forme realistiche e senza alcuna tentazione idealizzante: Naturalismo e Verismo pongono l’impersonalità come canone fondamentale della propria poetica. Giuseppe Iannaccone ci spiega perché gli autori che afferiscono a tali correnti abbiano scelto proprio il romanzo come strumento per descrivere “dal vero” le piccole e grandi vicende di esseri umani immersi in una società attraversata da grandi trasformazioni. Per approfondire, vai alle pp. 130-183 di Vola alta parola 5 o alle pp. 108-147 del Tesoro della letteratura 3.

Verismo from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE SPIEGA PERCHÉ LEGGERE VERGA
La letteratura sembra spesso divertirsi a depistarci e sorprenderci, e Giovanni Verga è uno degli autori che più confonde la nostra ricerca di coerenza. Aristocratico di nascita e reazionario in campo politico, il caposcuola del Verismo compie il miracolo di realizzare – attraverso una poetica innovativa, tecniche narrative originali e scelte stilistiche e linguistiche rivoluzionarie – la più efficace opera di denuncia del dolore e dell’oppressione della povera gente. Come ci spiega Giuseppe Iannaccone in questo video, pur se le vicende che egli racconta parlano di un’Italia che in larga parte non esiste più, i protagonisti dei suoi capolavori restano incancellabili nella nostra memoria, modello ed espressione di una certa idea della letteratura: amara, senza retorica, che non consola ma rivela la spietata logica del mondo. Puoi rileggere l’unità dedicata a questo grande maestro alle pp. 184-309 di Vola alta parola 5 o alle pp. 148-245 del Tesoro della letteratura 3.

Perché leggere Verga from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: GIOVANNI VERGA, ROSSO MALPELO
Un vero e proprio manifesto della poetica verista. Rosso Malpelo è una delle novelle verghiane che meglio attesta il venir meno di ogni ideale romantico e idillico: il giovane protagonista, vittima indifesa di una comunità malevola, accetta senza alcuna contropartita il destino di dannazione a cui lo hanno condannato la sorte e la violenza che domina i rapporti umani e la realtà. Puoi seguire il testo scaricando qui il pdf oppure a p. 202 di Vola alta parola 5 o a p. 163 del Tesoro della letteratura 3.

Rosso Malpelo from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: CORRENTI LETTERARIE DEL SECONDO OTTOCENTO - IL DECADENTISMO
Perché degli artisti di fine Ottocento accettano di essere definiti “decadenti”, con un termine che suggerisce un’idea di regresso e di crisi? Perché essi, sulla scia di Charles Baudelaire, scelgono di trasgredire le convenzioni imposte dalla società borghese e cercano deliberatamente, come gesto estremo di rifiuto, la via dell’inquietudine e dell’abiezione. Come riassume perfettamente Giuseppe Iannaccone in questa “lezione in pillole”, questi poeti maledetti si pongono come unici interpreti della “foresta di simboli” che è la realtà. Per conoscere qualcosa in più del movimento e dei suoi rappresentanti, puoi leggere le pp. 352-425 di Vola alta parola 5 o le pp. 260-321 del Tesoro della letteratura 3.

Il Decadentismo from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


ROBERTO CARNERO SPIEGA PERCHÉ LEGGERE PASCOLI
I versi di Giovanni Pascoli hanno accompagnato generazioni di italiani sin dai banchi delle scuole elementari, ma con due equivoci di fondo: un’apparente semplicità e un presunto intento etico di trasmettere buoni sentimenti. Invece, come spiega perfettamente Roberto Carnero, la poesia pascoliana è soprattutto una miniera ricchissima di inquietudini, simboli e innovazioni stilistiche, grazie alla quale la nostra letteratura si è scrollata di dosso i vincoli della tradizione per aprirsi a uno sguardo diverso sulle cose, sulla natura e sul mondo. Lo sguardo ellittico ed entusiasta di un “fanciullino” che ci insegna di nuovo a guardare e a nominare il mondo, come se fosse la prima volta. Non perdere l’occasione di rileggere alcuni dei testi più significativi alle pp. 426-537 di Vola alta parola 5 o alle pp. 322-395 del Tesoro della letteratura 3.

Perché leggere Pascoli from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI: GIOVANNI PASCOLI - X AGOSTO
Mauro Novelli ci accompagna nella lettura di X Agosto, una delle liriche più celebri e coinvolgenti di Giovanni Pascoli. In questi versi, scritti nel 1896, il poeta evoca la notte di San Lorenzo, nella quale si assiste al suggestivo fenomeno delle stelle cadenti. Ma è anche l’anniversario della morte del padre Ruggero, ammazzato trent’anni prima da una schioppettata a tradimento, mentre rincasava sul carretto. Il dolore privato per una tragedia dovuta alla crudeltà degli uomini si rifrange nelle scie delle comete, che rigano il buio come fossero lacrime luminose. Per seguire il testo, puoi scaricare qui il pdf, oppure puoi andare a p. 504 di Vola alta parola 5 o a p. 366 del Tesoro della letteratura 3.

Giovanni Pascoli, X agosto from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE SPIEGA PERCHÉ LEGGERE D'ANNUNZIO
Un esteta dedito allo scandalo? Un retore con manie di grandezza? Un nazionalista che ha regalato al fascismo slogan e parole d’ordine? Il mito negativo di un d’Annunzio “cattivo maestro” ha avuto per decenni una fortuna incontrastata, come se la responsabilità delle più tragiche avventure dell’Italia novecentesca, dalla Grande guerra alla dittatura, fosse da addebitare a lui: allo scomodo artista, cioè, che aveva conquistato quasi un intero popolo, soggiogato dalle sue gesta eclatanti e dalla sua vicenda «inimitabile», privata e letteraria, sempre spettacolarizzata grazie a uno spregiudicato sfruttamento dei mezzi di comunicazione di massa. Ma da questo illusionistico gioco di specchi tra arte e vita emerge – come delinea con grande efficacia Giuseppe Iannaccone in questo video – la figura di un poeta e di uno scrittore che ha lasciato in eredità a generazioni di italiani una grande lezione di stile. Le pagine e i versi di d’Annunzio, che intrecciano sapientemente tradizione e modernità, restano tuttora uno straordinario esempio delle potenzialità creatrici della parola. Per saperne di più, vai alle pp. 538-635 di Vola alta parola 5 o alle pp. 396-471 del Tesoro della letteratura 3

Perché leggere d'Annunzio from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: GABRIELE D'ANNUNZIO, LA PIOGGIA NEL PINETO
Il poeta e l’amata, a passeggio in una pineta nel litorale toscano, sono sorpresi da un acquazzone estivo. Incantati, si fermano ad ascoltare il meraviglioso concerto della natura, che li coinvolge in un momento di armonia perfetta, nel quale si fondono con il mondo vegetale circostante. È questa la sintesi de La pioggia nel pineto, ma in questo capolavoro lirico di Gabriele d’Annunzio ciò che più conta è la magia ipnotica del linguaggio, con cui il poeta esplora le infinite sonorità della parola. Per rileggere il testo scarica qui il pdf, oppure vai a p. 593 di Vola alta parola 5 o a p. 441 del Tesoro della letteratura 3.

Pioggia nel pineto from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE SPIEGA PERCHÉ LEGGERE SVEVO
«Un manifesto della banalità borghese: accidiosa e laboriosa a un tempo, opportunista, comoda, cinica, priva di impennate, di eroismi, di istanti di autentico pathos». Davvero poco lusinghiero il ritratto che uno scrittore di oggi, Alessandro Piperno, fa di Italo Svevo. Eppure questo baffuto signore, all’apparenza gretto e calcolatore, è stato capace, per dirla con Eugenio Montale, di «sondare ben al di là delle parvenze fenomeniche dell'essere, in quella zona sotterranea e oscura della coscienza dove vacillano e si oscurano le evidenze più accertate». In altre parole, è stato uno dei più acuti indagatori dell’animo umano, specie quando questo si rifugia dietro banalità e pregiudizi per camuffare la sua inettitudine: ce lo spiega perfettamente Giuseppe Iannaccone prima nel video di oggi e poi nella “lezione in pillole” di giovedì prossimo. Ma non aspettare tanto: puoi leggere alcuni passi dei suoi tre romanzi alle pp. 126-205 di Vola alta parola 6 o alle pp. 566-629 del Tesoro della letteratura 3.

Perché leggere Svevo. Con Giuseppe Iannaccone from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: ITALO SVEVO, LA MORTE DEL PADRE
Pochi libri come “La coscienza di Zeno” ci mettono davanti ai meccanismi mentali che scateniamo, più o meno consapevolmente, per mascherare, giustificare, tentare di distruggere la nostra inettitudine. Giuseppe Iannaccone entra nelle pagine di questo romanzo per mostrare in che modo Italo Svevo riesca a rappresentare questi ingranaggi dell’anima: attraverso le pagine di un diario in cui il protagonista sembra tracciare la parabola della sua vita e della sua malattia, ma in cui ogni vicenda – a maggior ragione quelle tragiche, come la morte del padre – viene rielaborata da un inconscio deforma i fatti in un’ottica esclusivamente autoreferenziale. 
Scarica qui il pdf del testo oppure leggilo a p. 173 di Vola alta parola 6 o a p. 606 de Il tesoro della letteratura 3.

Italo Svevo, La morte del padre. Con Giuseppe Iannaccone. from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


ROBERTO CARNERO SPIEGA PERCHÉ LEGGERE PIRANDELLO
L’intera opera di Luigi Pirandello ruota attorno a una tanto amara quanto acuta consapevolezza: l’essere umano – diviso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che le convenzioni sociali e i pregiudizi gli impongono – non riesce più a trovare la sua identità e vive rinchiuso dentro una maschera, da cui non sa liberarsi. Pirandello, però, ha trovato un’arma nell’umorismo, con cui prima coglie i paradossi e ne sorride, e poi li rielabora scatenando un “sentimento del contrario” molto più profondo e catartico. Roberto Carnero ci presenta oggi questo scrittore, che, da un remoto paesino siciliano, ha traghettato la letteratura italiana nella modernità europea. Non fermarti a questo ritratto narrato: ti invitiamo a leggere le pp. 206-311 di Vola alta parola 6 o le pp. 630-709 del Tesoro della letteratura 3 e a non perdere la “lezione in pillole” di giovedì prossimo su una delle novelle più significative di questo autore.
 

Perché leggere Pirandello. Con Roberto Carnero. from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: LUIGI PIRANDELLO, IL TRENO HA FISCHIATO
Quante volte la nostra vita ci appare monotona e grigia? Una noiosa routine che si ripete identica giorno dopo giorno: colazione, scuola, pranzo, compiti, sport, cena per poi ricominciare. Anche Belluca – il protagonista della novella di Luigi Pirandello che Giuseppe Iannaccone legge nella “lezione in pillole” di oggi – lavora a ciclo continuo sommerso dai libri contabili, e a casa ha dodici bocche da sfamare, di cui sette appartengono a monelli e tre a vecchie cieche… Eppure, anche a chi incastrato negli ingranaggi di una piatta quotidianità può capitare di udire il “fischio del treno”, un piccolo strappo nel lenzuolo bianco della supposta “normalità”, e di mettere a soqquadro il proprio modo di vivere. Teniamo gli occhi ben aperti: sarebbe un peccato non cogliere il segnale, così come un peccato perdere questa lettura, che puoi seguire scaricando qui il pdf del testo oppure andando a p. 230 di Vola alta parola 6 o a p. 650 del Tesoro della letteratura 3.

Luigi Pirandello, Il treno ha fischiato - Videolezione di Giuseppe Iannaccone from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: CORRENTI LETTERARIE DEL PRIMO NOVECENTO - IL FUTURISMO
«Il nostro movimento è fatale. Noi siamo attesi dall’Italia morente… Opportunismo affaristico, disprezzo della gioventù, vigliaccheria morale e fisica: ecco ciò che combattiamo!» Giuseppe Iannaccone ci aiuta a comprendere questo originale motto di Filippo Tommaso Marinetti, il caposcuola di un movimento che – all’inizio del Novecento – fa tabula rasa del passato e di ogni forma espressiva tradizionale, ispirandosi al dinamismo della vita moderna: il Futurismo. Proiettato verso l’avvenire, esso costituisce un modello per tutte le avanguardie successive, anche se molte delle sue intuizioni rimangono allo stadio di semplici provocazioni. Il Futurismo ha il merito storico di sprovincializzare e rinnovare la cultura italiana grazie a un progetto che, straripando dagli argini della letteratura, è capace di coinvolgere tutte le espressioni della creatività umana: le arti figurative, l’architettura, il cinema, il teatro, il design e la moda. Per saperne di più, leggi le pp. 384-423 di Vola alta parola 6 o le pp. 784-809 del Tesoro della letteratura 3.

Il futurismo from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


ROBERTO CARNERO SPIEGA PERCHÉ LEGGERE UNGARETTI
«I giorni e le notti / suonano / in questi miei nervi / di arpa. // Vivo di questa gioia / malata di universo / e soffro / di non saperla / accendere / nelle mie / parole». Queste parole sono state scritte 124 anni fa da un soldato in un paesino del Friuli Venezia Giulia, ma ciascuno di noi le sente ancora attualissime e vibranti. Il soldato si chiamava Giuseppe Ungaretti: ce lo presenta in un breve video Roberto Carnero. 

Perché leggere Ungaretti. Con Roberto Carnero, autore dei manuali di letteratura Giunti T.V.P. - Treccani from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: FRATELLI, GIUSEPPE UNGARETTI
Che cosa sono le parole? Suoni che in un attimo si spengono nell’aria. Eppure il loro potere è smisurato. Giuseppe Ungaretti ne svela la portata isolandole in versi brevissimi, lasciandole vibrare in assoli che acquistano potenza proprio nella solitudine delle righe bianche della pagina. Come in questa Fratelli, che il professor Iannaccone ci presenta nella “lezione in pillole” di questo pomeriggio: dieci versi di una potenza inaudita, che racchiudono il senso della solidarietà. Puoi scaricare qui il testo in formato pdf oppure leggerlo a p. 482 di Vola alta parola 6 o a p. 835 de Il tesoro della letteratura 3. 

Ungaretti - Fratelli. Con Giuseppe Iannaccone, autore dei manuali di letteratura Giunti T.V.P. - Treccani from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI PARLA DI GIUSEPPE UNGARETTI 
Giunto a ottant’anni d’età, Giuseppe Ungaretti amava rispondere di averne in realtà quattro volte venti: l’aneddoto ben rappresenta l’attaccamento alla vita di un uomo che ha bevuto con avidità ogni singolo giorno della sua esistenza. Anche alle parole era attaccato, Ungaretti: parole che ha fatto emergere faticosamente da un silenzio profondo, dalla pagina bianca, e che ha fatto brillare con un’intensità senza precedenti. Riscoperte, soppesate in ogni loro sillaba, reinventate, esse acquisiscono un’impareggiabile forza evocativa, anche quando nascono dal dolore, dalla paura, dalla nostalgia. Ecco perché leggere le sue poesie è come leggere il Novecento. Non perderti il ritratto d’autore che Mauro Novelli traccia di questo imprescindibile autore: per leggere qualcosa in più vai alle pp. 384-409 dell’Emozione della lettura volume B (o alle pp. 300-326 dell’edizione gialla).
 

Giuseppe Ungaretti, videolezione di Mauro Novelli from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE SPIEGA PERCHÉ LEGGERE MONTALE
«Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s’abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto, / talora ci aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura / il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità» (I limoni). Una poesia fatta di «versi senz’aria» e «parole disseccate» (Momigliano), ridotte all’osso, che affronta la durezza della realtà con occhio cinico e vi trova degli spiragli di salvezza. Non perderti il video con cui Giuseppe Iannaccone presenta uno dei più grandi poeti del Novecento, e soprattutto non perdere l’occasione di leggere i suoi componimenti alle pp. 590-669 di Vola alta parola 6 o alle pp. 920-978 del Tesoro della letteratura 3. Giovedì prossimo, alla stessa ora, la “lezione in pillole” su Spesso il male di vivere ho incontrato. 

Perché leggere Montale. Con Giuseppe Iannaccone. from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: EUGENIO MONTALE, SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO
A chi di noi non è capitato di fare i conti con il “male di vivere”, quel sentimento di profonda frustrazione, di impotenza nei confronti della Storia, che ci svuota e ci abbatte? Di certo in questi giorni esso potrebbe bussare alla nostra porta… Anche Montale ci si è confrontato e ha passato in rassegna vari rimedi da opporgli. In fondo, non siamo forse tutti degli “ossi di seppia” trascinati a riva dalla corrente e consumati dal tempo? Giuseppe Iannaccone spiega una poesia amara e stoica, lucida e dolorosa, uno dei capolavori della poesia montaliana: Spesso il male di vivere ho incontrato. Per seguire meglio, puoi scaricare qui il testo in formato pdf oppure leggerlo a p. 642 di Vola alta parola 6 o a p. 958 de Il tesoro della letteratura 3.

Eugenio Montale, Spesso il male di vivere ho incontrato. Con Giuseppe Iannaccone. from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI: EUGENIO MONTALE, HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO
*Molte, moltissime persone sceglierebbero questa poesia d’amore come una delle più belle mai scritte. L’ha composta Eugenio Montale per sua moglie, chiamata “Mosca” per via dei grandi occhialoni scuri che portava. Gliel’ha dedicata alcuni anni dopo la sua scomparsa, rievocandola in un momento intimo e quotidiano: quando, a braccetto, scendeva le scale al suo fianco. Ogni gradino, un ricordo. Ogni gradino, un battito: “per ogni palpito del suo cuore, le rendo un petalo rosso d’amore”, come ebbe a scrivere un altro grande poeta, che di mestiere faceva il cantautore, Fabrizio De André. Mauro Novelli ci presenta questo testo meraviglioso; trovi il testo nel pdf scaricabile qui o a p. 206 dell’Emozione della lettura (a p. 174 dell’edizione gialla).

Montale. Con Mauro Novelli, autore dell'Antologia "L'emozione della lettura", Giunti TVP from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: CORRENTI LETTERARIE DEL SECONDO NOVECENTO - IL NEOREALISMO
Dopo vent’anni di capillare censura fascista, con la caduta del regime e la Liberazione gli scrittori italiani possono finalmente tornare a esprimersi in libertà: le energie a lungo represse esplodono dando voce a una profonda “fame di realtà”. In questo clima culturale prende corpo il Neorealismo, una corrente che si esprime con risultati di alto livello sia nella letteratura sia nel cinema. Offrendo una rappresentazione cruda e analitica di una situazione storica travagliata, attraverso una produzione spesso di tipo documentario e quasi sempre priva di lirismo, il Neorealismo si fa portavoce delle diffuse istanze di rinnovamento sociale presenti nel paese, dando vita, nella sua breve parabola, ad alcune tra le opere più significative della narrativa italiana novecentesca. Giuseppe Iannaccone ne spiega i caratteri fondamentali, ricordando i suoi rappresentanti più significativi: per approfondire, vai alle pp. 742-791 di Vola alta parola 6 o alle pp. 1042-1085 del Tesoro della letteratura 3.

Il Neorealismo from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI PARLA DI PRIMO LEVI
«Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro»: un’affermazione, quella pronunciata nel 1949 dal filosofo Theodor W. Adorno, con cui è difficile fare i conti, anche oggi. Come ci spiega Mauro Novelli in questo ritratto appassionato, Primo Levi la pensava in maniera ben diversa. Non solo scrisse un intero libro per raccontare l’orrore dei campi di sterminio vissuto in prima persona ad Auschwitz, ma pose a esergo dell’opera proprio una poesia che si rivolge noi lettori: «Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: / considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no […]». Levi non vuole farsi compatire, ma far passare un messaggio bruciante: i campi di concentramento non sono qualcosa di passato, ma possono sorgere quando nelle nostre coscienze all’umanità subentrano la barbarie e l’intolleranza. Se vuoi approfondire, leggi l’unità dedicata a questo autore alle pp. 670-708 dell’Emozione della lettura volume A (o a p. 462-492 dell’edizione gialla).
 

Primo Levi, videolezione di Mauro Novelli from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


ROBERTO CARNERO SPIEGA PERCHÉ LEGGERE ITALO CALVINO
A una classe di studenti di Pesaro che nel 1983 gli chiese perché scrivesse, Italo Calvino rispose così: «Posso dire che scrivo per comunicare, perché la scrittura è il modo in cui riesco a far passare delle cose attraverso di me, delle cose che magari vengono a me dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, dalla letteratura che mi ha preceduto […]. È per questo che scrivo. Per farmi strumento di qualcosa che è certamente più grande di me e che è il modo con cui gli uomini guardano, commentano, giudicano, esprimono il mondo: farlo passare attraverso di me e rimetterlo in circolazione». Ecco perché Calvino indossa i panni del piccolo Pin, e poi quelli di un visconte diviso a metà, e ancora quelli di Cosimo Piovasco di Rondò che sceglie di vivere sugli alberi, o quelli del signor Palomar, o di Qfwfq nelle Cosmicomiche, o di Marco Polo o di uno scrutatore del Cottolengo. Innumerevoli punti di vista per sfidare quel gran labirinto che è il mondo e per raccontarcelo. Roberto Carnero fornisce in questo breve video una chiave di accesso a uno dei più grandi scrittori del Novecento; per saperne di più, leggi le pp. 972-1045 di Vola alta parola 6 o le pp. 1151-1193 del Tesoro della letteratura 3 e non perdere la “lezione in pillole” di Giuseppe Iannaccone, giovedì alla stessa ora, che ti porterà sui Sentieri dei nidi di ragno.

Perché leggere Calvino. Con Roberto Carnero, autore dei manuali di letteratura Giunti T.V.P. - Treccani from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: ITALO CALVINO, LA PISTOLA DEL TEDESCO
«I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual è il gioco vero». Non è mai facile, per un bambino, avere a che fare con il “mondo dei grandi”. Figurarsi per un orfano che si trova a vivere la lotta partigiana nelle campagne liguri. Giuseppe Iannaccone ci porta oggi nel mondo di Pin e nel suo sguardo che stravolge la percezione delle cose e adatta gli eventi alla propria capacità di comprensione per collocarli nel campo del meraviglioso, in quei “sentieri dei nidi di ragno” che danno il titolo al libro. Per seguire la “lezione in pillole”, puoi scaricare qui il testo oppure leggerlo a p. 986 di Vola alta parola 6 o a p. 1165 de Il tesoro della letteratura 3.

Italo Calvino, La pistola del tedesco. Con Giuseppe Iannaccone. from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


ROBERTO CARNERO SPIEGA PERCHÉ LEGGERE PASOLINI
È un essere proeiforme, Pier Paolo Pasolini: come spiega Roberto Carnero, può essere “etichettato” come scrittore, regista, giornalista, critico letterario e cinematografico… Ma tra tutte le definizioni che gli si addicono forse la migliore è quella di poeta, citando le sue stesse parole: «L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica». Un’altra etichetta che gli calza a pennello è quella di “profeta”, non perché predice il futuro come un chiromante, ma perché, come osserva il critico Luca Doninelli, «dice le cose come sono e, quindi, ci aiuta a capire anche come saranno». Non vuoi sapere qualcosa di più sulla “storia sbagliata” (per dirla con De André) di questo acutissimo intellettuale? Devi solo andare alle pp. 1046-1104 di Vola alta parola 6 o alle pp. 1194-1227 del Tesoro della letteratura 3 e mischiarti ai “ragazzi di vita” che Giuseppe Iannaccone presenterà giovedì nella prossima “lezione in pillole”.

Perché leggere Pasolini. Con Roberto Carnero, autore dei manuali di letteratura Giunti T.V.P. - Treccani from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


GIUSEPPE IANNACCONE: PIER PAOLO PASOLINI, LA MATURAZIONE DEL RICCETTO
Sin dai primi giorni del suo arrivo a Roma, nel 1950, Pasolini resta affascinato dalla vita delle borgate, che gli appare degradata sì, ma autentica, non corrotta dal consumismo borghese. Si lascia ammaliare e commuovere da un gruppo di “ragazzi di vita”, ne osserva i comportamenti e ne segue la formazione, o meglio – come spiega Giuseppe Iannaccone in questa “lezione in pillole” – la “deformazione”. Per esempio Riccetto, che da adolescente non esita a gettarsi nel Tevere per salvare una rondinella e solo pochi anni dopo, alle soglie della maturità, non ha lo stesso slancio genuino e altruista per salvare un compagno che rischia di affogare. Che cosa avresti fatto tu? Puoi seguire il testo scaricando qui il pdf oppure puoi leggerlo a p. 1062 di Vola alta parola 6 o a p. 1029 de Il tesoro della letteratura 3.

Pier Paolo Pasolini, La maturazione del Riccetto - Videolezione di Giuseppe Iannaccone from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI SPIEGA CARLO EMILIO GADDA
Carlo Emilio Gadda è uno dei più grandi scrittori italiani del XX secolo: nessuno ha saputo passare con la sua disinvoltura dalle vette della tragedia al divertimento comico più sfrenato. Ingegnere di professione, ma con forti interessi filosofici, in capolavori come La cognizione del dolore e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana egli ci offre un ritratto deformante eppure veritiero – sostenuto da una mirabolante inventiva linguistica – della società italiana del suo tempo e dei traumi personali che lo laceravano. Mauro Novelli ci illustra la sua incredibile parabola in questo video: per saperne di più, leggi le pp. 916-971 di Vola alta parola 6 o, per un assaggio più breve, le pp. 1109-1120 del Tesoro della letteratura 3.

Carlo Emilio Gadda from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI PARLA DI ELSA MORANTE
Chi era Elsa Morante? La ricorda così la giovane scrittrice Silvia Avallone: «Quattro romanzi in una vita, due raccolte di poesie, due racconti. La Morante non ha mai voluto lasciarsi condizionare dal tempo, che detestava. L’unica cosa che le faceva davvero orrore era la vecchiaia, doversi ritrovare lei – eterna ragazza – nel corpo sformato e raggrinzito di una vecchia. Ma sapeva che le parole, loro, sono sempre adolescenti. E che i suoi libri non sarebbero invecchiati mai». Mauro Novelli, in questo “ritratto in pillole”, ce lo conferma: leggere la Morante è come essere rapiti da un incantesimo in cui, come per il piccolo protagonista della “Storia”, le parole hanno «un valore sicuro, come fossero tutt’uno con le cose». Per saperne di più, vai alle pp. 710-739 dell’Emozione della lettura volume A e non perderti, domenica prossima, la lettura di alcune pagine tratte da “L’isola di Arturo”!

Elsa Morante, videolezione di Mauro Novelli from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.


MAURO NOVELLI PARLA DI GIORGIO CAPRONI
«Freschi come i bicchieri / furono i suoi pensieri. / Per lei torni in onore / la rima in cuore e amore». A colpo d’occhio sembra facile la poesia di Giorgio Caproni: da quell’abile musicista che era (amava il violino), egli incatena le sillabe in sonorità aperte, in un ritmo incalzante, sceglie parole piane, evita gli orpelli pomposi della retorica. Ma i suoi versi – così pieni di mare, che poteva godersi dalle sue due “dimore vitali”, Livorno e Genova – penetrano nelle profondità dell’animo per interrogarsi sulle questioni universali, quelle più “vere”, che ci coinvolgono tutti. Come egli stesso scrive, il «poeta è un po’ come il minatore che dalla superficie, cioè da l’autobiografia, scava, scava, scava finché trova un fondo nel proprio io che è comune a tutti gli uomini». Non perderti il “ritratto in pillole” che Mauro Novelli oggi dedica a questo grande autore: per approfondire puoi leggere le pp. 410-430 dell’Emozione della lettura volume B.

Giorgio Caproni, videolezione di Mauro Novelli from Giunti TVP S.r.l on Vimeo.